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Gnocchi di caprino al guanciale e tartufo nero di L'Aquila.

Pubblicato da Maia Susana Diaz il mercoledì 10 luglio 2013 | 17:10:00

Gnocchi di caprino al guanciale e tartufo nero di L'Aquila

Ingredienti principali:
sugo di pomodoro
tartufo nero di L’Aquila
Parmigiano Reggiano

Ingredienti: per 4 persone

1 kg di patate
500 g di farina 00
1 uovo
150 g di caprino fresco
sale

Per il condimento:
sugo di pomodoro
30 g di tartufo nero di L’Aquila
Parmigiano Reggiano
burro
olio extravergine di oliva
sale
guanciale
  
Preparazione: 60’
  • Disponete la farina con una presa di sale a fontana sulla spianatoia, sgusciate al centro l’uovo e aggiungete le patate, precedentemente lessate e schiacciate.
  • Lavorate il composto fino a ottenere un impasto morbido e consistente, poi stendetelo con il matterello fino a ricavare una sfoglia di circa 1 cm di spessore.
  • Ricavate con un tagliapasta dei dischetti di circa 8 cm di diametro e ponete al centro di ciascuno 1 cucchiaio di caprino; pennellate il bordo con l’uovo sbattuto e chiudete con un altro dischetto di pasta, sigillando accuratamente i bordi.
  • Cuocete gli gnocchi in abbondante acqua salata, scolateli e fateli saltare in padella con una noce di burro, il sugo di pomodoro e guanciale.
  • Spolverizzate di parmigiano.
  • Disponeteli nei piatti individuali ben caldi con abbondante tartufo nero grattugiato, scaglie di parmigiano e un filo di olio extravergine di oliva.
    Vino consigliato: Il sapore intenso ma non aggressivo richiede un vino bianco di media struttura, come il Molise Pinot Bianco o l’Albana di Romagna.
    albanadiromagna1
    Per descrivere e celebrare questo classico vino bianco di Romagna si tramanda una una antica leggenda che vale tutto un discorso. Si racconta che la figlia dell'imperatore Teodosio, Galla Placidia, assaggiò per prima questo vino durante una sosta in un paesino della Romagna. Le fu servito in una rozza brocca di terracotta ma appena l'ebbe bevuto fu estasiata dalla bontà di quel nettare tanto che esclamò: "Non così umilmente ti si dovrebbe bere, bensì berti in oro, per rendere omaggio alla tua soavità!".
    Da allora, si dice, alla corte di Ravenna si bevve Albana in preziosissime coppe dorate e che il paese dove la principessa si fermò a ristorarsi prese il nome di "Bertinoro", nome che ancora oggi conserva. Risulta inoltre che Federico Barbarossa, al tempo in cui fu ospite della contessa Frangipane proprio a Bertinoro, fosse talmente entusiasta dell'Albana da concedersi frequenti sbornie.
    Oggi Bertinoro, in provincia di Forlì, è giustamente considerato il cuore della produzione dell'Albana di Romagna. La Doc Albana di Romagna risale al 1967 e nel 1987 gli è stata conferita l'ambita Docg primo tra i vini bianchi italiani.
    Il tipo Secco è indicato (servito a una temperatura di 10-12°C in calici per vini bianchi di corpo) per il pesce in generale, in particolare per i crostacei, per le zuppe e i brodetti. Si può servire anche con il fegato d'oca e con le carni bianche, specialmente col pollo in gelatina, le cervella, le animelle; può andare bene anche con minestre in brodo e creme. Molto consigliato anche come aperitivo.
    I tipi Amabile, Dolce e Passito vanno invece consumati a fine pasto, con la frutta e il dessert, serviti in calici piccoli. Un abbinamento particolarmente indicato è quello dell'Albana di Romagna Passito con la ciambella.
    Il migliore abbinamento per l'Albana Passito si ha con il classico Formaggio di Fossa accompagnato da miele di castagno.

 


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A proposito di: Maia Susana Diaz

Ho deciso di aprire questo blog, per condividere insieme ad altre persone la passione che ho per la cucina, da qui il titolo del blog, non mancheranno ricette classiche, rivisitate, personali e cercherò di spaziare il più possibile. Le ricette che troverete rispecchiano il mio quotidiano, spero di riuscire per quanto sia la mia modesta esperienza di poter esservi utile nei miei consigli, perchè qualunque cosa decidiate di fare, la cucina richiede tempo, amore e passione.

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