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I vini ed i vitigni piú famosi d'Italia: quarta puntata.

Pubblicato da Maia Susana Diaz il venerdì 4 novembre 2011 | 10:00:00


Nell’Ottocento, prima che la filossera e altre malattie (molte delle quali provienienti dall’America) si concentrassero con la loro potenza distruttrice sui vigneti italiani, nel nostro paese, c’erano migliaia di vitigni, a volte diversi da villaggio a villaggio, ognuno con particolarità e specifiche caratteristiche. Questa ricchezza di vitigni autoctoni, dopo l'avvento della filossera e con il passare degli anni, si è poi fortemente ridimensionata.

In molte aree d’Italia, c’è stato poi il periodo contrassegnato dall’impianto di vitigni molto produttivi, anche se scarsi sul fronte della qualità.

Negli ultimi 30 anni, aiutata anche dal passaggio della viticoltura (da promiscua a specializzata), nasce la moda a riconvertire questo "status quo" (da varietà di bassa qualità a varietà pregiate). Sono, quindi, arrivati i vitigni cosiddetti internazionali (in larga parte, già presenti nell’Ottocento nei vigneti italiani). In Italia, comunque, il numero dei vitigni resta ancora davvero molto alto, il più elevato al mondo. Ecco un piccolo elenco di 50 e più vini e vitigni d’Italia.

BRACHETTO D'ACQUI.


E' un vitigno originario della Provenza e diffuso in Piemonte. Si vinifica maggiormente in purezza (con lo stesso nome) dando origine a vini rossi amabili e frizzanti intorno ad Acqui e Asti.

Il Brachetto d'Acqui è un vino DOCG la cui produzione è consentita nelle province di Alessandria e Asti. Il Brachetto d'Acqui è oggi tra gli aromatici dolci il vino all'ultima moda, grazie al suo profumo floreale, al gusto delicato ed alla bassa gradazione alcolica.

Come tutti i veri protagonisti anche la storia del Brachetto è intrisa di leggenda e fascino. Una delle più suggestive… e maliziose… racconta che al “VINUM ACQUENSE” si attribuissero mirabolanti virtù afrodisiache… è credenza comune che all’epoca dell’Impero Romano, Giulio Cesare prima e Marco Antonio poi facessero precedere il loro arrivo in Egitto alla corte della bella Cleopatra da otri di “vinum acquense”, apprezzatissimo dalla Regina per risvegliare gli ardori dei suoi leggendari amanti……

Un filo diretto che si snoda attraverso storia, territorio e comuni caratteristiche, sembrerebbe legare il “VINUM ACQUENSE” all’attuale Brachetto, che può fregiarsi di diritto del titolo di Suo discendente, in quanto a quel tempo già presente ad Acqui Terme e nel suo circondario.

Gradevole, brioso, frizzante, allegro e profumato. Il Brachetto d’Acqui è ottenuto al 100% dal vitigno Brachetto, che dà a questo vino bellissimi colori porpora o rubino con riflessi violacei. Il suo perlage è fine e persistente, è il vino della seduzione e della gioia, apprezzato in ogni occasione per i suoi profumi di frutta matura e di sensuale rosa bulgara, godibile senza paura di eccessi grazie al suo moderato tenore alcolico, inebriante e morbido.

Le particolarità e l’unicità del Brachetto d’Acqui D.O.C.G. consistono nella sua naturale dolcezza e grande aromaticità, caratteristiche che non trovano riscontro nel panorama mondiale dei vini aromatici.
Il Brachetto d’Acqui ci insegna come un territorio di estensione limitata (1.082 ettari vitati) possa offrire stimoli, curiosità e varianti inimmaginabili che hanno lasciato il segno nella storia: la miglior risposta della natura e dell’uomo a chiunque voglia omologare gusti, passioni e desideri.

CABERNET.


E' un vitigno originario di Bordeaux. Il Cabernet sta guadagnando terreno in molte aree d'Italia sia come varietal che in uvaggi. E’ l’uva di alcuni grandi rossi del mondo. Il vino ha profumi erbacei, tannicità e struttura.

Il Cabernet-sauvignon è un vitigno di origine bordolese, nelle zone del Médoc e delle Graves, ed è senz'altro la varietà più rinomata al mondo per la produzione di vini di grande qualità e longevità.

Viene spesso usato in assemblaggio con Cabernet franc e Merlot, uvaggio che ha preso il nome di bordolese, dove è stato introdotto. In Italia ne esistono molte versioni, sia in purezza che con altri vitigni rossi. Ha grandi capacità di adattamento alle più disparate condizioni climatiche e tecniche di vinificazione, mantenendo le sue caratteristiche di riconoscibilità pur esprimendo perfettamente anche quelle del terroir.

È in grado di produrre vini intensi già nel colore, ricchi di tannini e sostanze aromatiche, capaci di lungo invecchiamento; grazie alla grande struttura di questo vitigno, si possono osare lunghe macerazioni e affinamento in legno, soprattutto rovere francese, che gli consentono di esprimere nel tempo un bouquet complesso e affascinante.

CANAIOLO.

Vitigno bianco e nero. Ha origini antiche. Un tempo molto diffuso oggi è in declino per l'agguerrita concorrenza del Sangiovese.

Se vinificato in purezza il Canaiolo dà un vino di un bel colore rosso rubino carico, corposo, piuttosto alcolico e dal sapore amarognolo. Nel bouquet denota una fragranza di amarene surmature ed una leggera nota erbacea. Questo particolare bouquet emerge piacevolmente negli uvaggi con il Sangiovese, rendendo più ampio e complesso il profumo, con analoghi, positivi riflessi sul gusto.

Al palato si presenta con corpo pieno, morbido e vellutato, aromatico.

Per la sua spiccata attitudine ad essere vinificato in uvaggio, specialmente con il Sangiovese, lo si trova frequentemente nei disciplinari DOC e DOCG di molti importanti vini rossi di Toscana: Concorre infatti nelle DOCG Chianti, Chianti Classico, Vino Nobile di Montepulciano, Torgiano Rosso Riserva, e nelle DOC Carmignano, Colli del'Etruria Centrale, Montecarlo, Rosso di Montepulciano, San Gimignano.

CANNONAU.


Sembra che il vitigno Cannonau provenga dalla penisola iberica fin dall'inizio della dominazione spagnola. Di fatto, il Cannonau trovò in Sardegna un habitat ideale diffondendosi in ogni angolo dell'isola. Si ottengono vini secchi o dolci di notevole carattere.

Il Cannonau (altrimenti detto Cannonao, Cannonadu o Canonau) è il vitigno a bacca nera più diffuso in Sardegna.

La coltivazione di questo vitigno è diffusa in tutta l'isola ma concentrata nelle zone più centrali del territorio. Fino a poco tempo fa non se ne conosceva con certezza l'origine e la maggior parte degli esperti erroneamente lo riteneva importato dalla penisola iberica.

Tuttavia recenti studi hanno dimostrato la sua endemicità, infatti resti di vinaccioli risalenti a 3200 anni fa sono stati infatti ritrovati in diverse zone dell'isola (ad esempio a Sa Osa - nella valle del Tirso, sulle colline di Sardara - a nord di Cagliari, a Villanovafranca e nel villaggio nuragico Duos Nuraghes di Borore in provincia di Nuoro), facendo del Cannonau il vino più antico del Mediterraneo, come riportato sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ed inoltre, "il risultato di analisi già condotte da laboratori spagnoli hanno dimostrato che il Cannonau, la cui uva ritenevano gli esperti fosse stata importata nel 1400 dalla Spagna, ha in realtà origini autoctone" (sempre dal sito del Ministero citato).

CARIGNANO.


Il Carignan francese e spagnolo è coltivato in Sardegna. Il Carignano è un vitigno rosso presente in tutte le zone viticole del Mediterraneo occidentale, ed è quindi difficile intuire quando sia arrivato nell'isola di Sant'Antioco e nella vicina regione sulcitana, in cui è praticamente limitata la sua diffusione. Potrebbe essere stato introdotto dai Fenici, fondatori di Sulci, i cui ruderi sono ancora visibili, appunto, nell'isola di Sant'Antioco, ma potrebbe anche essere giunto in periodo aragonese, in quanto la voce dialettale corrispondente è quella di Axina de Spagna.

Questo vitigno presenta una buona resistenza ai venti salsi e alle crittogame; è di spiccata produttività e non ha particolari esigenze pedoclimatiche: è interessante notare che nei vigneti installati su dune fossili, presenti a Sant'Antioco, ha dimostrato un'ottima resistenza alla fillossera, tanto che è abbastanza frequente ritrovare nei vecchi vigneti ad alberello ancora delle viti su piede franco.

Il vitigno Carignano viene utilizzato per ottenere un vino rosso, molto alcolico e carico di colore che viene ricercato, in particolare dal mercato francese, come ottimo vino da taglio; dai vigneti di nuovo impianto, allevati con forme diverse dall'alberello, si ottiene il vino DOC Carignano del Sulcis.

Un territorio dalle atmosfere selvagge in cui è ancora percepibile un forte attaccamento alle tradizioni che si traduce nella produzione di prelibatezze direttamente provenienti dai frutti del suo splendido territorio. Il Carignano del Sulcis ne è un fulgido esempio, tanto che sono moltissime le cantine del Sulcis Iglesiente che ne producono le proprie etichette. Ed è proprio alla scoperta di queste cantine e della loro tradizione vitivinicola che è stato tracciato un vero e proprio itinerario sulla scia del gustoso vino, la “Strada del vino Carignano del Sulcis” che si snoda tra i vigneti ed i comuni che lo producono, come Calasetta, Sant’Antioco, Sant’Anna Arresi e Santadi.

Un viaggio fatto di degustazioni, di visite alle cantine, di vigneti affacciati sul mare, ma anche di siti archeologici e di scorci paesaggistici di valore inestimabile. Percorrere gli itinerari del Carignano, infatti, rappresenta anche un’interessante occasione per visitare le aree archeologiche del Monte Sirai e di Sant’Antioco che sorge sulle rovine dell’antica città fenicio-punica di Sulcis, o lo splendido promontorio di Porto Pino, presso sant’Anna Arresi, dalle spiagge finissime e la pineta naturale che non ha rivali in tutta Europa.

CATARRATTO.


Antico vitigno bianco della Sicilia, è presente maggiormente nella zona di Trapani. Entra a far parte dell'Alcamo Doc ed è la base per Marsala e Vermouth.

Il vino Catarratto si caratterizza per l’elevata acidità che influenza positivamente la freschezza aromatica e gustativa; sul piano olfattivo il sentore di fiori bianchi è il più diffuso. In bocca si presenta sapido e secco, ma ciò non ne compromette la serbevolezza.

Seppur ben apprezzato da esperti e non, una decina d’anni fa ha visto diminuire la sua diffusione regionale per lasciar spazio ai vitigni internazionali particolarmente richiesti dal mercato. Tuttavia, il lavoro in cantina per riuscire ad esaltare le caratteristiche di questo vitigno non si è mai interrotto e si è avvalso del contributo di studi scientifici che ne hanno meglio delineato il profilo.

Viste le particolari condizioni ambientali, sono state rilasciate le seguenti certificazioni D.O.C.:

Salaparuta DOC min. 85%
Bianco d'Alcamo D.O.C. min. 85%
Etna D.O.C. max 40%
Marsala D.O.C. da 0 al 100%
Contea di Sclafani min. 85%


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A proposito di: Maia Susana Diaz

Ho deciso di aprire questo blog, per condividere insieme ad altre persone la passione che ho per la cucina, da qui il titolo del blog, non mancheranno ricette classiche, rivisitate, personali e cercherò di spaziare il più possibile. Le ricette che troverete rispecchiano il mio quotidiano, spero di riuscire per quanto sia la mia modesta esperienza di poter esservi utile nei miei consigli, perchè qualunque cosa decidiate di fare, la cucina richiede tempo, amore e passione.

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