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venerdì 23 settembre 2011

Gelato al torrone.




Ingrediente Principale: Mandorle dolci
Ricetta per persone n. 4
Note: -
Ingredienti:
  • 40 g di zucca rossa candita
  • 30 g di cedro candito
  • 30 g di mandorle dolci
  • 20 g di pistacchi
  • 250 g di zucchero
  • 1 l di latte
  • 4 tuorli d’uovo
  • 1 bustina di zucchero vanigliato
Preparazione (30'), Gelatiera (30/35'), Freezer (5 ore ca)
  • Preparate una crema con il latte, lo zucchero semolato e quello vanigliato, i tuorli d’uovo. 
  • Quando il composto sarà spumoso, aggiungete i pistacchi, le mandorle, il cedro e la zucca a pezzetti.amalgamate bene tutto e versate nella gelatiera, facendola funzionare per 30-35 minuti circa. 
  • Se invece usate il freezer, versate il composto nella vaschetta da ghiaccio precedentemente raffreddata, ma senza riempirla del tutto, perché gelando aumenta il volume. 
  • Coprite e mettete in freezer.
  • Dopo un’ora, un’ora e mezza circa, togliete dal freezer la vaschetta: il composto avrà cominciato ad indurirsi, soprattutto ai bordi. 
  • Mescolate allora energicamente, cercando di rompere gli eventuali cristalli di ghiaccio che si sono formati o, meglio ancora, frullate a bassa velocità. 
  • Rimettete quindi in freezer e dopo un’ora, un’ora e mezza, ripetete la stessa operazione. 
  • Lasciate infine nuovamente in freezer per due ore circa: a questo punto il gelato dovrebbe essere pronto.

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giovedì 22 settembre 2011

Gelato al caffe.



Ricetta per persone n. 4
Note: -
Ingredienti

1 tazzina di caffè ristretto
100 g di zucchero
200g di panna montata
150 g di latte
2 uova

qualche grano di caffè
Preparazione
(30')
Gelatiera (25')
Freezer (5 ore circa)
  • Dopo aver preparato un caffè ben ristretto, lasciatelo raffreddare e, nel frattempo, in una casseruola, sbattete le uova con lo zucchero sino a renderle spumose.  
  • A parte fate scaldare il latte con i chicchi di caffè e, al primo bollore, togliete dal fuoco e versatelo, sempre mescolando, nella casseruola dove avete lavorato le uova.rimettete sul fuoco per qualche minuto, sino a che la crema si sia leggermente rappresa.
  • Aggiungete quindi il caffè, lasciate raffreddare e infine incorporate delicatamente il tutto alla panna montata.versate nella gelatiera e fatela funzionare per 25 minuti circa.
  • Se invece usate il freezer, versate il composto nella vaschetta da ghiaccio precedentemente raffreddata, ma senza riempirla del tutto, perché gelando aumenta il volume. 
  • Coprite e mettete in freezer. 
  • Dopo un’ora, un’ora e mezza circa, togliete dal freezer la vaschetta: il composto avrà cominciato ad indurirsi, soprattutto ai bordi. 
  • Mescolate allora energicamente, cercando di rompere gli eventuali cristalli di ghiaccio che si sono formati o, meglio ancora, frullate a bassa velocità. 
  • Rimettete quindi in freezer e dopo un’ora, un’ora e mezza, ripetete la stessa operazione.
  • Lasciate infine nuovamente in freezer per due ore circa: a questo punto il gelato dovrebbe essere pronto.




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mercoledì 21 settembre 2011

Vitello in sfoglia.


Ricetta per persone n. 6
Note: -
Ingredienti 1 confezione di sfoglia surgelata
1,5 kg di lambata di vitello
120 g di mandorle
100 g di prosciutto cotto
2 coste di sedano
1 cucchiaio di emmental grattugiato
3 cucchiai di panna
1 uovo + 1 tuorlo
sale
pepe

Preparazione
(30')
Cottura (50')
  • Fate scongelare la pasta. 
  • Foderate la casseruola da arrosti di carta siliconata, adagiatevi la carne spolverata di sale e pepe.
  • Mettete il coperchio e cuocete in forano a 200° per un'ora.
  • Intanto mondate il sedano dai filamenti, tritatelo finemente e mettetelo in una ciotola. 
  • Aggiungete le mandorle e il prosciutto annch'essi tritati, l'emmental, la panna.
  • Mescolate bene e legate il composto con l'uovo.
  • Togliete l'arrosto dal forno e spalmatelo uniformemente con il composto preparato. 
  • Stendete la pasta sfoglia in uno stratto sottile, lungo il lato più lungo adagiatevi l'arrosto e arrotolatelo nella pasta.
  • Chiudete bene le estremità, ungete la sfoglia con il tuorlo sbattuto. 
  • Cuocete in forno a 190° per 20° minuti circa, fino a quando la pasta apparirà dorata e croccante.


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martedì 20 settembre 2011

Gelato alle banane.



Ingrediente Principale: Banane - Latte - Miele - Limone
Ricetta per persone n. 4
Note: -
Ingredienti:

  • 300 g di polpa di banana
  • 80 g di latte
  • 2 cucchiai di miele
  • il succo di 1 limone
Preparazione
(15-20') Gelatiera (30') Freezer (5 ore circa).
  • Sbucciate le banane, che avrete scelto ben mature, e passatele nel frullatore o, se preferite, potrete anche schiacciarle meticolosamente con una forchetta.
    Per amalgamarne bene la polpa vi aiuterete con il succo del limone.
    Diluite nel frattempo il miele con il latte, unite quindi tutti gli ingredienti e frullate ancora o sbattete energicamente sino a ottenere un composto spumoso.
    Versate poi nella gelatiera e fatela funzionare per circa 30 minuti.
    Se invece usate il freezer, versate il composto nella vaschetta da ghiaccio precedentemente raffreddata, ma senza riempirla del tutto, perché gelando aumenta il volume.
    Coprite e mettete in freezer.
    Dopo un’ora, un’ora e mezza circa, togliete dal freezer la vaschetta: il composto avrà cominciato ad indurirsi, soprattutto ai bordi.
    Mescolate allora energicamente, cercando di rompere gli eventuali cristalli di ghiaccio che si sono formati o, meglio ancora, frullate a bassa velocità.
    Rimettete quindi in freezer e dopo un’ora, un’ora e mezza, ripetete la stessa operazione.
    Lasciate infine nuovamente in freezer per due ore circa: a questo punto il gelato dovrebbe essere pronto.


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lunedì 19 settembre 2011

Semifreddo allo Zabaione.

Gelati e semifreddi sfiziosi per rinfrescare i palati e addolcire ogni momento della giornata.

Ingrediente Principale:
Per il semifreddo:

300 g panna montata
125 g zucchero
100 g Marsala secco
6 tuorli
burro
granella di nocciole


Per la salsa e la guarnizione:

50 g cioccolato fondente
fecola
rum bianco
3 tazzine di caffè ristretto
cacao in polvere
zucchero a velo
chicchi di caffe

Ricetta per persone n. 8
Preparazione:
(60' + raffreddamento)


  • Imburrare il fondo di 8 stampini da crème caramel, spolverizzateli con la granella di nocciole e teneteli in freezer.
  • Preparate uno sciroppo bollendo 125 g d'acqua e lo zucchero semolato fino a 110°. 
  • Montate in un bagnomaria caldo, tenuto su fuoco moderato i tuorli insieme allo sciroppo di zucchero caldo e il Marsala, lavorando il tutto con una frusta, fino ad ottenere una zabaione gonfio e cremoso.
  • Trasferitelo in un bagno maria freddo e, sempre lavorando con la frusta, fatelo raffredare quindi incorporatevi la panna montata, ottenendo un composto soffice.
  • Distribuitelo negli stampini preparati che terrete in freezer.
  • Per la salsa, raccogliete in una ciotola il cioccolato tagliuzzato, un cucchiaio di rum, il caffe ristretto e un cuchiaio di fecola sciolta in pochissima acqua fredda.
  • Immergete la ciotola in un bagno maria bollente e sempre mescolando, fate addensare il composto in salsina vellutata.
  • Sformate gli stampini nei piatti, su un velo di salsa al cioccolato.
  • Completate con una spolverata di zucchero a velo e cacao.
  • Guarnite con chicchi di caffe.
  • Servite subito.





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domenica 18 settembre 2011

I vini ed i vitigni piú famosi d'Italia: prima puntata.


Nell’Ottocento, prima che la filossera e altre malattie (molte delle quali provienienti dall’America) si concentrassero con la loro potenza distruttrice sui vigneti italiani, nel nostro paese, c’erano migliaia di vitigni, a volte diversi da villaggio a villaggio, ognuno con particolarità e specifiche caratteristiche. Questa ricchezza di vitigni autoctoni, dopo l'avvento della filossera e con il passare degli anni, si è poi fortemente ridimensionata.

In molte aree d’Italia, c’è stato poi il periodo contrassegnato dall’impianto di vitigni molto produttivi, anche se scarsi sul fronte della qualità.

Negli ultimi 30 anni, aiutata anche dal passaggio della viticoltura (da promiscua a specializzata), nasce la moda a riconvertire questo "status quo" (da varietà di bassa qualità a varietà pregiate). Sono, quindi, arrivati i vitigni cosiddetti internazionali (in larga parte, già presenti nell’Ottocento nei vigneti italiani). In Italia, comunque, il numero dei vitigni resta ancora davvero molto alto, il più elevato al mondo. Ecco un piccolo elenco di 50 e più vini e vitigni d’Italia.

AGLIANICO.


L'Aglianico del Vulture (come tutti i vitigni appartenenti all'Aglianico) ha origini molto remote e si ritiene che sia stato introdotto dai greci nel sud Italia tra il VII-VI secolo a.C. Altre fonti storiche che certificano l'antichità di questo vitigno sono costituite dai resti di un torchio dell'età romana ritrovati nella zona di Rionero in Vulture e da una moneta bronzea raffigurante l'agreste divinità di Dionisio, il cui culto fu poi ricondotto a quello di Bacco, coniata nella zona di Venosa nel IV secolo a.C.

Gli antichi romani lo ribattezzarono poi "Vitis Ellenica" e sfruttarono l'Aglianico per produrre il vino Falerno. L'origine del suo nome è incerta, c'è chi sostiene che sia ispirato all'antica città di Elea (Eleanico), sulla costa tirrenica della Lucania, e chi lo considera una semplice storpiatura della parola Ellenico. Una delle testimonianze storico-letterarie sulla storia di questo vitigno sono state lasciate da Quinto Orazio Flacco, scrittore e poeta latino originario di Venosa che esaltò le bellezze della sua terra e il vino in questione.

Il nome originario (che sia stato Elleanico o Ellenico) fu cambiato nell'attuale Aglianico durante la dominazione aragonese nel corso del XV secolo, a causa della doppia 'l' pronunciata 'gl' nell'uso fonetico spagnolo.


ALBANA.


E' un aristocratico vitigno rosso di origine ellenica e dà origine al campano Taurasi e all'Aglianico del Vulture. Molto diffuso in Basilicata, nel Vulture.

L'omonimo vino presenta un gusto secco e robusto. Può essere anche invecchiato o spumante. L'Albana è un vitigno 'a bacca bianca' (foglia grande e pentagonale, buccia di colore giallo intenso) primo bianco, in Italia, ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (D.O.C.G.), nel 1987 La origine del “biondo nettare di Romagna” sembra risalire ai tempi romani. Se ne trova traccia in scritti di quell'epoca che riferiscono di Galla Placidia, figlia di Teodosio.

Altri ne fanno derivare il nome dai Colli Albani, da cui provenivano i Legionari colonizzatori della Romagna. Molto più probabilmente il suo nome deriva dalla qualità dell'uva chiara, che viene considerata la migliore delle uve bianche, da cui 'Albus' (bianco per eccellenza) = Albana.

Leggenda vuole che la bellissima donna dai capelli biondi, Galla Placidia, arrivò nel 435 d.C. nel paesino arroccato sulla pianura tra Forlì e Cesena : colpiti da tanta bellezza gli ospitali paesani le offrirono, in una rozza brocca di terra cotta, il dolce e vigoroso vino del luogo; ella, estasiata dalla bontà di quel nettare che scendeva dolcemente nelle vene rendendola felice, esclamò : “Non così umilmente ti si dovrebbe bere, bensì BERTI IN ORO”; da allora, secondo leggenda, il paesello dove la sovrana si era dissetata si chiamò Bertinoro La zona caratteristica della produzione è quella compresa nello 'Spungone Romagnolo' e cioè dalla zona Bertinorese sino alle colline dell'Imolese, in quanto favorite dal microclima favorevole (composizione del terreno, ventosità, marcata esposizione solare e vicinanza del mare) Il vino Albana viene prodotto nelle diverse tipologie (denominazioni):

- Albana di Romagna - D.O.C.G. - Dolce
- Albana di Romagna - D.O.C.G. - Secco
- Albana di Romagna - D.O.C.G. - Amabile
- Albana di Romagna - D.O.C.G - Passito
- Romagna Albana Spumante - D.O.C.


ARNEIS.


Sta riconquistando importanza in Piemonte nell’area di Alba, dopo la quasi totale scomparsa.

l'Arneis è conosciuto col nome di Renesio o Renexi già dal '400 nella zona collinare del Roero di cui è autoctono. In realtà è stato per secoli utilizzato come vitigno da vini dolci , mentre il suo utilizzo nei vini bianchi secchi risale agli ultimi decenni.

La zona di coltivazione è delineata in provincia di Cuneo nella zona del Roero , regione collinare posta sulla sinistra del fiume Tanaro. La denominazione principe di questa zona , in cui l'Arneis è molto impiegato , è quindi il Roero DOCG.

La foglia si presenta di colore verde cupo medio-grande e pentagonale. Grappolo di media grandezza ma molto compatto, cilindrico piramidale risulta essere spesso alato. Acino sferoidale di media grandezza, irregolare e dalla buccia pruinosa presenta un colore giallo-verdastro.

I vini prodotti con l'Arneis richiamano aromi di fiori e frutta bianca e sono contraddistinti da una buona pienezza , acidità e tipico retrogusto di mandorla amara. Come detto in precedenza , buona parte di questi vini ricade nella denominazione Roero DOCG , ma ve ne sono anche molti che ricadono nella denominazione Langhe DOC


BARBERA.


Vitigno a frutto rosso da cui si ricava il vino omonimo nativo del Piemonte, diffuso soprattutto nell'Italia del Nord, dove dà origine a ben 7 diverse Doc, di cui 3 in Piemonte (Barbera d'Alba, Barbera d'Asti, Barbera del Monferrato).

Contende al Sangiovese il primato di principale uva italiana per la produzione di vini rossi. Il barbera dà vini rossi tannici, corposi e ricchi di acidità.

Attualmente rappresenta più del 50% della produzione del Monferrato; per svariati decenni ha rappresentato il classico vino rosso da pasto; oggi grazie ad un scelta mirata delle aziende avvedute la qualità del prodotto ha raggiunto livelli molto alti. Il riconoscimento della Denominazione d'Origine Controllata risale al 1970 e la produzione avviene su 65 comuni della provincia di ASTI e 51 comuni della provincia di ALESSANDRIA; le D.O.C. del Castello di Razzano sono tre così suddivise:

- BARBERA DEL MONFERRATO, vino di pronta beva.
- BARBERA D'ASTI, invecchiamento minimo sei mesi, vino da bere nei due, tre anni.
- BARBERA D'ASTI SUPERIORE, vino con affinamento sempre in legno (botte grande tradizionele o barrique) e con un invecchiamento di tre anni

BLANC DE MORGEX.


Il Valle d'Aosta Blanc de Morgex et de La Salle è un vino DOC la cui produzione è consentita nella Regione Valle d'Aosta.

Viene prodotto tra i più alti vigneti d' Europa, dai 900 ai 1200 m di altitudine. E' coltivato fino ad una altezza di 1400 metri. Viene vinificato in purezza e dà origine ad un vino bianco secco. Non teme la filossera.

La data di inizio produzione è ancora incerta, alcune fonti la fissano intorno all'VIII secolo, altre invece lo vorrebbero importato in Valle d'Aosta verso l'anno 1630. Un'altra ipotesi è quella che il vitigno sia autoctono, scelto attraverso i secoli secondo una selezione attuata partendo da eventuali modificazioni o da spontanee seminagioni.

Adatto come aperitivo, si accompagna con antipasti delicati, con piatti di pesce o con carni bianche, è ottimo anche con formaggi come Fontina e Reblec.


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